Corso Italia a Cortina d'Ampezzo con le case dai balconi in legno e, in fondo alla via, il campanile della basilica dei Santi Filippo e Giacomo
Corso Italia e il campanile di Cortina d'Ampezzo, foto: Tiia Monto · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Cortina si gira a piedi. Il centro si allunga su una sola strada, Corso Italia, chiusa al traffico, e sopra i tetti spunta il campanile della basilica, che si vede da quasi ogni angolo della conca. Se arrivate nel tardo pomeriggio e avete un'ora prima di cena, andate lì: un giro sul Corso, avanti e indietro, basta per capire com'è fatto il paese e dove stanno le cose. Dal nostro appartamento in Località Cianderies ci si arriva in cinque minuti a piedi, senza prendere la macchina.

Corso Italia, la via dove passa tutto il paese

Il Corso è la strada delle vetrine, dei caffè e della passeggiata serale. Di giorno lo attraversano sciatori con gli scarponi slacciati e famiglie con il passeggino; verso le sei, soprattutto d'inverno, si riempie di gente che scende dalle piste e cerca un posto al caldo. Le case hanno balconi di legno, persiane verdi, basamenti in pietra e i nomi degli alberghi storici dipinti sulle facciate. Monumenti da spuntare su una lista, quasi nessuno. Il bello sta nel camminare piano e alzare lo sguardo, perché tra un tetto e l'altro compaiono le Tofane a ovest, il Pomagagnon a nord, il Cristallo e, dalla parte opposta, il Faloria con il Sorapiss.

La basilica dei Santi Filippo e Giacomo

A metà del Corso c'è la parrocchiale, la basilica dei Santi Filippo e Giacomo. L'edificio che vedete oggi fu costruito tra il 1769 e il 1775 nello stesso punto in cui erano sorte due chiese più antiche, e nel 2011 ha ricevuto il titolo di basilica minore. Dentro c'è un'unica navata, chiara e ordinata, di gusto settecentesco: le decorazioni sono del pittore tirolese Franz Anton Zeiller, mentre i dipinti del soffitto li firmò nel 1859 l'ampezzano Giuseppe Ghedina. Cercate anche l'altare di Andrea Brustolon, il grande scultore bellunese del legno. Bastano dieci minuti. Entrate con discrezione: è la chiesa di tutti i giorni del paese, con le messe, i battesimi e i funerali.

Il campanile che vi riporta sempre in centro

Il campanile è più giovane della chiesa. Lo progettò l'architetto ampezzano Silvestro Franceschi e fu costruito tra il 1852 e il 1858 al posto di una torre più vecchia. Sull'altezza le fonti non vanno d'accordo (la parrocchia indica 65,8 metri, altri arrivano a 73), ma la sostanza non cambia: svetta su tutto il centro e, quando vi perdete tra le vie laterali, basta cercarlo con gli occhi per ritrovare il Corso. Gli ampezzani lo chiamano el cianpanin e ne difendono lo stile, che secondo loro non è «né tirolese, né cadorino». La campana più grande, el Cianpanon, per tradizione suona il venerdì alle tre del pomeriggio e nelle feste principali.

Da sapere: buona parte del centro è zona pedonale e nei periodi di punta (Natale, Capodanno, agosto) i parcheggi vicino al Corso si riempiono presto. Conviene muoversi a piedi. Chi dorme da noi ha il posto auto coperto privato e può lasciare la macchina ferma per tutta la vacanza.

Le Regole, un museo d'arte e una storia di confine

Sempre sul Corso, in piazza Venezia, c'è la Ciasa de ra Regoles, la casa delle Regole d'Ampezzo: l'antica istituzione che amministra i boschi e i pascoli comuni della valle (la raccontiamo in un articolo a parte). Qui ha sede il Museo d'arte moderna Mario Rimoldi, aperto nel 1974 grazie alla collezione che la vedova del collezionista donò alle Regole. Rimoldi frequentava i pittori che passavano da Cortina e il risultato si vede sulle pareti: Filippo de Pisis, Giorgio Morandi, Massimo Campigli, Mario Sironi. Non è quello che ci si aspetta di trovare a 1.224 metri. Le Regole gestiscono anche un museo paleontologico, con i fossili delle Dolomiti raccolti da Rinaldo Zardini, e uno etnografico. Sedi, orari e biglietti cambiano con le stagioni: verificateli sul sito dei Musei delle Regole d'Ampezzo prima di andare.

Un dettaglio spiega molte cose che noterete in giro: fino alla Prima guerra mondiale Ampezzo apparteneva all'Austria, passò all'Italia nel 1918 e solo nel 1923 entrò nella provincia di Belluno. Certi piatti e certi nomi tedeschi vengono da lì. La lingua di casa, l'ampezzano, è invece una varietà del ladino, la lingua romanza delle valli dolomitiche.

Due passeggiate facili a pochi passi dal Corso

Quando le vetrine vi hanno stancato, uscite dal centro senza allontanarvi troppo. La prima idea è la ciclabile ricavata sul tracciato della vecchia ferrovia delle Dolomiti, il trenino a scartamento ridotto che tra il 1921 e il 1964 univa Calalzo, Cortina e Dobbiaco: è larga, ha pendenze dolci, d'estate la percorrono ciclisti e famiglie a piedi e d'inverno il tratto verso Dobbiaco diventa pista da fondo. La seconda è lo Stadio Olimpico del Ghiaccio, costruito per i Giochi invernali del 1956 e usato ancora oggi per hockey, curling e pattinaggio; settant'anni dopo, Cortina ha co-ospitato i Giochi di Milano Cortina 2026. Proprio davanti allo stadio parte la funivia Freccia nel Cielo per le Tofane, ma quella è un'altra giornata.

Il nostro consiglio è di fare il Corso due volte. La prima al mattino presto, quando i negozi sono ancora chiusi e il sole prende la punta del campanile. La seconda dopo cena, con le luci accese e il freddo che punge le orecchie. Sembrano due paesi diversi.

Il Corso a cinque minuti a piedi da casa

Cortina Beautiful Apartment è in Località Cianderies, a 5 minuti a piedi dal centro e a 10 dalla funivia del Faloria. Lasciate l'auto nel posto auto coperto, girate il paese a piedi e la sera tornate a cena con la vista sulle Tofane.