La Val Travenanzes vista dall'alto, tra pareti dolomitiche, pascoli sassosi e il sentiero che scende verso il fondovalle
La Val Travenanzes, nel Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo, foto: Sandra.bonizzato · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Chi cammina nei boschi intorno a Cortina di solito immagina che siano del Comune, o dello Stato. In gran parte appartengono invece alle Regole d'Ampezzo, comunità di famiglie che da secoli possiedono insieme foreste e pascoli della valle e che oggi gestiscono anche il Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo. Sono loro a spiegare perché, a pochi chilometri da un paese conosciuto in tutto il mondo, ci siano valli intere senza case né impianti di risalita.

Un altro modo di possedere

I regolieri sono i capifamiglia discendenti delle antiche famiglie ampezzane. La terra non è di nessuno di loro in particolare: è di tutti insieme, e passa da una generazione all'altra. I beni delle Regole non si possono vendere né dividere, e restano destinati a bosco e pascolo. Le decisioni si prendono in assemblea, secondo statuti antichi chiamati laudi, aggiornati nel tempo ma mai abbandonati. Oggi le Regole sono undici e agiscono insieme come Comunanza delle Regole d'Ampezzo. Gli studiosi parlano di proprietà collettiva; agli ampezzani basta dire «le Regole».

Il motivo è antico e molto concreto. Per secoli i boschi hanno dato legname da costruzione e da ardere, i prati il fieno, i pascoli l'erba per le mucche: erano la base dell'economia della valle, e servivano regole precise perché nessuno li consumasse a spese degli altri e dei figli.

La facciata chiara della Ciasa de ra Regoles a Cortina, con la scritta dipinta, gli stemmi e gli ingressi al piano terra
La Ciasa de ra Regoles in centro a Cortina (foto del 2007), foto: MaiDireLollo · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Sette secoli sotto bandiere diverse

Le origini si perdono nei primi insediamenti stabili della valle, mentre i più antichi laudi scritti che si conoscono risalgono al Trecento. Da allora l'Ampezzo ha cambiato padrone più volte: fu parte del Cadore sotto la Repubblica di Venezia, passò agli Asburgo all'inizio del Cinquecento e all'Italia dopo la Prima guerra mondiale. Le Regole hanno attraversato tutti questi passaggi e sono arrivate fino a oggi. La legge italiana le ha riconosciute con le norme sulla montagna del 1971, e la Regione Veneto ne ha riordinato l'organizzazione con una legge del 1996.

Il Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo

Nel 1990 la Regione Veneto ha istituito il parco con una legge regionale e ne ha affidato la gestione alle Regole, che quei territori li curavano da secoli. Sono circa 11.200 ettari a nord del paese: versanti delle Tofane, parte del Cristallo, la Croda Rossa d'Ampezzo, il Col Bechei, le valli di Travenanzes, di Fanes e del Felizon, fino agli alti pascoli. Dentro non ci sono centri abitati né piste da sci. A nord il parco confina con quello altoatesino di Fanes-Senes-Braies, e insieme formano un'area protetta di circa 37.000 ettari.

Il simbolo del parco è il Sempervivum dolomiticum, una piccola pianta grassa che cresce solo nelle Dolomiti. Nei boschi di abete rosso, larice e cembro vivono camosci, stambecchi, marmotte, aquile reali e galli cedroni. Il punto più fotografato sono forse le cascate di Fanes, dove il torrente scende verso la forra di Travenanzes con tre salti di una cinquantina di metri ciascuno. Si raggiungono con una camminata non difficile dai dintorni di Fiames, a nord del paese.

Da sapere: nel parco si cammina sui sentieri segnati, i fiori si lasciano dove sono e i rifiuti si riportano a valle. Per ogni dubbio sulle norme del parco fanno fede le indicazioni ufficiali delle Regole d'Ampezzo.

I musei delle Regole

Le Regole gestiscono anche tre musei. In centro, nella Ciasa de ra Regoles, c'è il museo d'arte moderna Mario Rimoldi, nato da una collezione privata donata alle Regole. Il museo paleontologico Rinaldo Zardini custodisce una ricchissima raccolta di fossili trovati sulle Dolomiti, mentre il museo etnografico, nella vecchia segheria di Pontechiesa, racconta proprio la storia delle Regole e la vita della valle. Dall'appartamento, a cinque minuti a piedi dal centro, la Ciasa de ra Regoles è la tappa giusta per una mattina di pioggia.

Quando salite al parco, ricordate che quei boschi hanno dei proprietari, e sono gli stessi da secoli: li tagliano con misura, d'estate ci portano il bestiame e non li vendono. Camminarci con rispetto è il modo migliore per ringraziarli.

Il parco a nord, il paese sotto casa

L'appartamento è a cinque minuti a piedi dal centro e a dieci dalla funivia del Faloria, con vista sulle Tofane: una base comoda per scoprire il parco e la storia della valle.